IL CAMMINO DELL’ANGELO
UN’ESPERIENZA DI INTIMA INDAGINE
(di Antonio Nunziante)
Alcune nuvole che sembrava volessero parlare di pioggia si rincorrevano all’inizio del mitico sentiero 00. La Badia di Cava ci osservava sul suo sagrato millenario.

Badia della SS Trinità Di Cava
Da lì comincia il nostro cammino. Ogni passo sarà fatica. Ogni passo però da lì in poi ricorderà ai nostri occhi la bellezza della Natura. Rinnoverà la nostra meraviglia rinsaldando il nostro contatto con la Terra.
E allora sono nuovi fiori. Sono nuove creature, operose nelle loro vite a noi ignote. Un susseguirsi di colori, forme e profumi ci fa ala al nostro cammino. Sono trascorse un paio di ore e siamo sull’Avvocata. Nulla si vede. Solo la chiesa sembra avere una forma più decisa nella nebbia. Entriamo accolti dal canto dei fedeli al quale si aggiunge il nostro. “..Tu sei la mia vita altro io non ho..”.
Qualche arachide e le energie tornano a crescere. Ma la pastiera e i panini di un amico incontrato lì fanno anche di più.

Grazie a Voi...
Siamo già pronti per proseguire, lasciando alle spalle le tende, le tammorre di tanti. La grotta dell’Apparizione è lì, a destra del nostro cammino. Adesso si inizia a scendere, verso la divina costiera. Troppo curiosi per resistere alle mura di una rocca. Anche oggi si è trovata l’occasione per arrampicare un po’. Siamo al di là delle sue mura. Vaghiamo un po’ per le sue terrazze. Il paesaggio va dal blue del mare al verde dei monti. Due soli colori ma le sfumature sono infinite.

Castello di San Nicola de Thoro Plano
Il meteo è ancora incerto al nostro arrivo a Reggina Maior. Meno incerti noi quando ci viene offerto di sedere a tavolo in una pizzeria. Che non si dica che siamo di poco appetito. In fondo abbiamo del tempo. Attendiamo il resto della spedizione girando un po’ per la marina. Visitiamo il suo Duomo. È tangibile la fede delle genti di mare.
Ricomincia il salire. Saranno più di mille gradini. Ma dopotutto ci sentiamo riposati dalla nostra sosta. Ma ecco che si è deciso a piovere. Le nubi che si erano addensate sulle nostre teste lasciano arrivare grosse gocce. Sarà una dura salita. Voltandomi indietro vedo il mare e la cupola maiolicata di giallo e verde. “Si bbell pure quann’ chiove”, questo è quello che penso. Ma la pioggia non ci darà sosta. La visibilità calerà sempre di più e saranno ore difficili fino al Santuario di San Nicola.

"Ssi Bella Pure Quanno Chiove"
Si cammina così nel vento, tra la pioggia, lasciando di sé profumo di limoni. Colti e mangiati, così come sarà per dei gelsi qualche centinaio di gradini più su. E pensare che continua a piovere. Ma forti dei nostri impermeabili, che tanto impermeabili poi non erano, ci ritroviamo di nuovo come bambini a rubare frutta. Sembriamo rinfrancati dalla nostra breve sosta per cogliere frutti lavati dalla pioggia. Tuttavia è sempre lei, la pioggia, che rende il nostro percorso più difficile. L’ultimo tratto, per chi sa che è l’ultimo, sembra non finire più. Per chi non conosceva invece questo sentiero non vede l’ora di arrivare per mettersi all’asciutto. Però nessun punto di riferimento si scorge nella nebbia. Si va avanti solo di volontà, anche le gambe hanno perso un po’ della freschezza iniziale. Scorgere ad un tratto un’indicazione sa di liberazione.

Ladri-Ghost di Frutteti
Sentiamo solo le voci dei nostri compagni, non si vedono in quel mare lattiginoso. Atri cinque passi e le loro immagini cominciano ad assumere contorni più nitidi insieme alla nostra meta giornaliera. Il primo pensiero è quello di cambiarsi, togliersi gli indumenti zuppi di pioggia. Anche togliersi lo zaino è tirare un respiro di sollievo. Non sapevo ma qui non c’è elettricità o acqua corrente. Poco male. Una pompa ci fornisce l’acqua che ci occorre. Candele lungo i corridoi e negli ambienti che ci ospitano ben presto proiettano nelle loro vicinanze una luce mistica che sostituisce la più asettica luce delle frontali. Stiamo imbandendo una tavola nell’ex-sacrestia per la cena.

La Luce di Candelabri tra le Antiche Mura del Convento
Due candelabri ne illuminano le pareti prive di intonaci ma ricchi di immagini sacre. Una finestra si affaccia su Reggina Minor e sul resto della costiera dove le luci delle strade e delle case brillano. Si sostituiscono alle stelle nascoste dalle nubi. Tuttavia non piove adesso. Intanto in cucina fervono i preparativi per la cena. L’acqua comincia a bollire. Quindici minuti ancora e saremo a tavola a gustare i nostri bucatini, a discutere della nostra giornata, del nostro cammino. E ora chi l’avrebbe detto. Sembra che il posto più caldo e asciutto del santuario sia proprio la chiesa. È lì che dormiremo. I nostri sacchi a pelo vicino all’altare con San Nicola e gli altri che ci osservano. C’è chi parlotta ancora un po’ e confessa le proprie sensazione. Chi invece ha solo il tempo di sistemarsi al meglio nel proprio ricovero. Sciolgo i muscoli ancora un po’ e sento ancora le ossa umide. È stata una giornata intensa. Non ho il tempo di pensare a grandi cose. Forse nemmeno devo pensare.

Il "Masto" Chef
Basta ricordare le mie sensazioni. Calma, benessere, pace. Mi sento riconciliato con il mondo, inteso come Pachamama per gli Aztechi. Capisco di nuovo cosa volesse dire Grande Spirito per gli indiani d’America, quando questi avevano tutto quello di cui necessitavano senza stravolgere gli equilibri della natura. Una domanda però me la pongo e mi fa paura un po’: tutto questo è solo una parentesi che sto aprendo nella routine quotidiana o riuscirò prima o poi a vivere con uno spirito diverso la mia vita? Insomma, è solo una vacanza o è davvero un viaggio dentro di me? D’accordo, d’accordo. Buona notte.

Creuza de Maior
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Postato in: Eventi, Francesco Galasso | Messo il tag: Alta Via Dei Lattari, Antonio Nunziante, Cammino Dei Lattari, Il Cammino Dell'Angelo 2009



































































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