TOUCHING ALPS
PASSION LIVES THERE
(di Francesco Galasso)
L’Hostess faceva le braccia a Croce e non capivo perché tutte quelle raccomandazioni da parte del comandante, in caso d’emergenza mettete la maschera dell’ossigeno, il giubbotto di salvataggio è sotto la poltrona … Sarcastico immaginavo un’ aereo che precipita da quasi diecimila metri e noi stupidi a metterci il giubbotto, ma quella donna così elegante sembrava una Marionette di gran classe, caspita!
Quell’aereo era stato preso tra mille check-in ,controlli, finanche ho dovuto togliere le scarpe, la guardia mi chiede il permesso di perquisirmi, il cancello continuava a suonare, mi sento Jhonny Depp nel film Blow che esporta droga dalla Colombia. Finalmente su quel benedetto di un’aereo, sono seduto accanto a una bella manager torinese e questi si mettono a farfugliare le raccomandazioni di sicurezza in inglese, italiano e francese, ecco, l’aereo trema e il comandante rassicurante ci informa che abbiamo attraversato un vuoto d’aria … menomale, tra pochi giorni, penso, sarò a 4000 metri d’altezza, che sogno! All’aerostazione passa a prendermi un furgone giallo, “Muyo” , guida alpina e trainer all’alta quota, siamo diretti a Courmayeur, mi presenta il programma che avevamo stabilito insieme, con l’entusiasmo di un bambino gli faccio un migliaio domande.
La musica del grande sud mi suonava nelle orecchie e nella testa, ero stato una settimana prima in Costiera Amalfitana e in Calabria, pieno di sole, la pelle ebano aveva i segni del profondo Sud, di una terra di passione e di musica, si puo essere perdutamente e irrimediabilmente terroni e allo stesso tempo alpinisti? Questa domanda mi balenava nella testa, Muyo non l’aveva ancora capito ma sicuramente si sarà chiesto il perché di tante domande.
Le mani parlavano delle rocce e del ghiaccio che aveva percorso, negli occhi portava la lunga esperienza della Guida Alpina. L’accento torinese, cadenzava le parole con un ritmo che ammiravo, l’ascoltavo con la bocca aperta, un ragazzo alla mano e amichevole, quanti caffè divisi tra un discorso e l’altro. Avevamo molte cose in comune come l’amore per la montagna e la Costiera Amalfitana.

peuterey
Un Certo Dubbio…
Una lapide di un giovane della mia età con l’epigrafe “l’arrampicata era tutto, Parete dei Titani (Val Ferret)”, ti mette addosso un certo dubbio quando la via da arrampicare si sviluppa su 12 tiri di corda ed è alta 350 metri!
Siamo al secondo tiro e l’effetto vuoto non l’ho ancora avvertito, concentrarsi nel trovare appigli e appoggi ti fa dimenticare che dietro alle tue spalle ci sono decine e decine di metri di aria,

Su Venus..., Val Ferret
te ne accorgi quando arrivi in sosta e bisogna fare la manovra per proseguire, l’unico momento per guardarsi indietro, caspita! afferro subito la catena con un allungo ad uso gatto, e chi la mollerebbe mai quella bella catena piantata nel granito a decine di metri d’altezza?.
E sosta dopo sosta guardavo lo zaino lasciato all’attacco della via sempre più piccolo, poi invisibile, mette davvero tanta soggezione l’altezza, ma che fascino che ha!
Non ci avevo pensato, ma stavamo arrampicando da ore ormai, senza accorgermene, e i bisogni più comuni come svolgerli? Muyo addirittura rulla del drum e lo fuma in sosta, mentre mi recupera con l’altra mano, tra un’evoluzione e l’altra ci si scambia anche due chiacchiere con la gente della cordata vicina, si socializza in verticale, voi l’avete mai fatto? Che dolore ai piedi che avevo. I calli bruciavano, le scarpe per avere un buon grip (aderenza) con la roccia devono essere due misure in meno, le falangi dei piedi devono essere incastrate nella forma a punta delle scarpe. Corde Doppie e finalmente poter allentare le strette scarpette, via veloci curvando l’aria diretti alla Val Veny, rifugio Monte Bianco, Cena e subito a letto, Io Felice e stanchissimo.
Dormire tra gli Dei del Bianco
La Val Veny, uno dei posti più belli del mondo, di fronte hai una guglia fantasmagorica, come quella del Peuterey e poi dietro il tetto D’Europa, il Monte Bianco. E’ un privilegio risvegliarsi qui!

Baita in Val Veny
Facevano tutti colazione con latte e un po’ di pane e marmellata, colazione povera per un’alpinista, decisi allora che la mia fame andava assecondata, rinunciai alle colazione e presi un ottimo panino Speck e Brie caldo fumante,prima di salutare la gentile titolare che me lo preparava. Buono, non avevo fatto però, ancora i conti con la sete che causa.
Ci fermiamo in un Concept – Bar Arrampicatorio ad Arnad, si beve un caffè ristretto, a servircelo sarà una gradevole ragazza valdostana, alla quale chiediamo informazioni sulla “corma di machaby” , corma perché dalla punta tonda, molto verticale, roccia compatta e granitica, baciata dal sole. Dodici tiri di corda ancora, gli arti che ormai hanno dimenticato il “come camminare”, 10 ore in parete, la schiena spezzata dall’imbrago scomodo, le ossa delle dita dei piedi scricchiolanti come una porta cigolante e vecchia.
L’emozione di giungere in cima a una montagna soltanto arrampicando è qualcosa che mi ha fatto urlare di gioia, stretta di mano rituale col compagno di cordata, si calza gli scarponi e si riscende a piedi da un’altra parte, colgo l’occasione e ringrazio dal profondo del cuore il giovane calabro- valdostano con la panda “old-fashioned” 4×4 che ci offri gentilmente il passaggio, senza di lui avrei dovuto percorrere a piedi i 6 km di discesa che ci separavano dall’auto, non sarebbe certo stato il massimo con la stanchezza che avevo, ero distrutto!
A sera prenoto in un ostello vicino la stazione ferroviaria di Verres nei dintorni di Aosta. Ostello accogliente con cane abbaiante e incazzoso, ad ogni passaggio di treno trema tutta la struttura e il cane forsennatamente lo rincorre , potrò mai dormire? Detto fatto, la stanchezza mi assale e non mi svegliano manco le cannonate. La sera a letto talmente assuefatto all’arrampicata, mi addormento non più nella mia solita posizione supina ma quella a rana che si utilizza spesso per arrampicare, risvegliandomi nella stessa al mattino.
La Giusta Direzione della Passione
Perché una persona che abita in una zona balneare e di bassa montagna come la Costiera Amalfitana, vuole prepotentemente diventare un’ Alpinista?

Sapete cosa mi viene in mente? Un draghetto chiamato Grisù che sputa fiamme accidentalmente e senza volerlo ma nonostante tutto, vuole raggiungere il suo scopo, la sua passione, fare il Pompiere!
Grisù è il cartoon che guardavo da bambino, non mi sono mai capacitato perché volesse a tutti i costi fare una cosa totalmente lontana dal suo modo d’essere. Nel modo di pensare comune chi abita nei pressi della montagna potrebbe diventare Alpinista e chi Abita in una zona marina il Marinaio. Ho sempre voluto sovvertire quest’equazione. Perché? La risposta soffiava nel vento…
Quante strade deve percorrere un uomo
prima di essere chiamato uomo?
E quanti mari deve superare una colomba bianca
prima che si addormenti sulla spiaggia?
E per quanto tempo dovranno volare le palle di cannone
prima che verranno abolite per sempre?
La risposta, mio amico sta soffiando nel vento,
la risposta sta soffiando nel vento
Per quanto tempo un uomo deve guardare in alto
prima che riesca a vedere il cielo?
E quanti orecchie deve avere un uomo
prima che ascolti la gente piangere?
E quanti morti ci dovranno essere affinché lui sappia
che troppa gente è morta?
La risposta, mio amico sta soffiando nel vento,
la risposta sta soffiando nel vento
Per quanti anni una montagna può esistere
prima che venga spazzata via dal mare?
E per quanti anni può la gente esistere
prima di avere il permesso di essere libere
E per quanto tempo può un uomo girare la sua testa
fingendo di non vedere
La risposta, mio amico sta soffiando nel vento,
la risposta sta soffiando nel vento
(Blowin’ in the wind, Bob Dylan, 1963)
Vetta! 5/6 Agosto 2009
Rifugio Gnifetti ore 17-18, Prima della Vetta
Il Massiccio del Monte Rosa è tra i più estesi dell’arco alpino con oltre 18 cime oltre i quattromila è una delle zone alpinistiche più frequentate del mondo.

Capanna Gnifetti
Puoi imbatterti in persone che vengono da ogni parte del globo, di solitari slegati, come in gruppi in cordata da dieci, o alpinisti attrezzati di tutto punto come se dovessero compiere una spedizione himalayana, o ancora alpinisti con la piccozza old-style di legno e imbragatura pettorale, forse perché si fidano solo della loro vecchia attrezzatura di 30 anni fa.
Mentre scrivo sul balcone di questo rifugio arroccato sulla nuda roccia, mi assale un forte senso di libertà. Ho davanti a me chilometri di Cime grandiose, appuntite, severe, la Valle D’Aosta, Il Piemonte, La Svizzera se mi impegnassi e avessi un telescopio potrei vedere finanche la Campania. Il Sole mi carezza la pelle, le nuvole si stanno rincorrendo.
Stanno intorno a me persone provenienti da tutto il mondo, si capisce chiaramente dal loro chiacchiericcio, hanno facce sorridenti. C’è sicuramente tra loro chi, sta attendendo ansiosamente la cima da scalare, l’orgasmo da vetta dopo la notte al rifugio. Sognavo quel momento da tempo, l’alta montagna è un’ ambiente che non ho ancora calcato, i suoi ghiacciai, le creste nevose i ripidi pendii verticali e quel vuoto d’aria enorme, migliaia di metri, spazi giganteschi quasi incommensurabili. Sarà un momento denso di significati, una linea di confine per la terra promessa, quella che ha benedetto il Buon Dio, non solo il mio ma il Dio di tutti, da Buddha ad Allah, l’unico posto al mondo dove lo puoi incontrare e parlare all’uomo.
Il mio entusiasmo infantile porta a immaginarmi già lì tra le affilate creste, raggiungere il mio Giordano, il mio battesimo della vetta. Padrino sarà “Muyo”, la mia guida, mi bagnerà il capo col ghiaccio della Punta Parrot.
La Vetta
Partiti al buio dal caldissimo, quasi asfissiante, e affollato rifugio Gnifetti, con ancora tanta fame, lo stomaco rumoreggiante, le 4 fette biscottate servite dal rifugio con quel poco di latte mi avevano solo reso più affamato, consolandomi con una palla rossa nel cielo che dava il cambio alla Luna piena, le nuvole erano una tavola bianca che si perde all’orizzonte.

Muyo, Guida e Compagno di Cordata
Calziamo i ramponi ci leghiamo ma il freddo fa perdere sensibilità alle dita, è difficile fare nodi a quella temperatura. L’alba ci sorprende quando stiamo per attraversare dei crepacci enormi, non ho nemmeno il tempo di fotografarla.

Alba sul Col De Lys
Posso di tanto in tanto spiare dietro le mie spalle senza perdere la concentrazione sul cammino delicato che sto facendo, l’alba scoppia in quei colori arancio accesi d’energia mattutina bianca, mi sento io stesso il sole, la luna, le nuvole, la roccia, il ghiaccio.
Raggiungere la cima per un’alpinista è tutto, portare il proprio corpo dopo avere portato prima lo spirito in cima, raggiungerlo poi e riacquistare la coscienza che si era fusa nella fatica. Per l’alpinista la cima è il momento perfetto, lo “stargate”, una porta per le stelle, dalla vetta non si potrebbe andare più da nessuna parte, l’unica parte dove non devi decidere se andare a destra o a sinistra, sei solo tu e il cielo, un punto di contatto con l’infinito, il vuoto ti abbraccia, ti circonda e ti scuote l’anima fino a toglierti il respiro.

Punta Parrot (4436 m)
Sulla Punta Parrot (4436 m) si cammina come su una fune, scarpata a destra e a sinistra, un piede dietro l’altro e non puoi permetterti il lusso di inciampare. Muyo mi impone le mani sul capo e mi battezza “viaggiatore d’alta montagna” abbiamo pochi secondi ma il rituale s’ha da fare. Scendiamo diretti a un’altra bellissima vetta, la Ludwigshohe (4342 m ), c’è spazio solo per una decina di persone lassù ma che fascino dà possederla anche per un minuto, si ci siede e si contempla l’intorno come si fosse su un sedile di un’altalena a quattromila, poi arrivano altri alpinisti e cediamo gentilmente il posto, un po’ a malincuore ma pieni d’entusiasmo per una nuova vetta, il Balmenhorn (4167 m ), con la statua del Cristo delle Vette Benedicente. Si scende tra le mie imprecazioni, le ginocchia logorate dalla discesa coi ramponi.
Coraggio
E’ uno stato d’animo che non potrebbe mai manifestarsi se non ci fosse paura, solo chi conosce la paura può avere coraggio, sono due stati d’animo complementari. La paura è un sentimento che rende l’uomo cosciente dei proprio vantaggi e dei propri limiti, entrambi imposti dalla psiche e dal corpo. La paura e il coraggio sono i sentimenti controllati dalla coscienza, la responsabilità e la determinazione
Francesco Galasso
Vuoi vedere le foto? Clicca qui.